TURCHIA 2°

Aggiornato il: Martedì, 20-set-11 9:13

 

TURCHIA
Parte seconda


IL NEMRUT DAGI
Itinerario a cura di Franco Parla

È il secondo itinerario che pubblichiamo sulla Turchia. Se la prima parte era dedicata alla Turchia Classica, stavolta il ritorno in questa nazione di notevole estensione, è mirato ad un viaggio più impegnativo, dove ci si spinge nel Kurdistan Turco, si arriva ai confini della Siria, ma sopratutto si visita l’incredibile sito del Nemrut Dagi. E’ forse un po’ al di fuori dei canoni standard a cui siamo abituati, ma comunque fattibile senza particolari problemi. Da tenere ben presente alcune considerazioni:
- I km sono tanti e a volte le condizioni del fondo stradale richiedono velocità ridotte, quindi
programmatevi almeno 28-30 giorni.
-Più vi spingete verso est più le condizioni cambiano, i villaggi sono più poveri ed i
campeggi scarseggiano (anche se lentamente la cose stanno cambiando).
-Come in tutta la Turchia, la sosta libera nei villaggi non presenta particolari problemi e
l’ospitalità è radicata dappertutto, ancora di più nel Kurdistan.
-In viaggio, vi consiglio la sosta notturna presso i grandi distributori di benzina, molti aperti
24/24 h. Vi accoglieranno cordialmente e vi indicheranno una zona del loro piazzale dove
fermarvi a dormire con il vostro camper.
-Munitevi prima della partenza di piccole cose da regalare in cambio dei favori che
riceverete.
-Ultima nota, in molte zone la religione e la tradizioni musulmane sono molto sentite,
quindi rispettate e verrete rispettati e ben accolti.
È un viaggio diverso, che richiede un po’ di adattamento ma che vi farà vedere posti bellissimi e che rimarrà indelebile nei vostri ricordi.
Le descrizioni di “come arrivare inTurchia” e di alcune località come Istanbul, la Cappadocia…. le trovate nella prima parte già pubblicata: La Turchia Classica
L’itinerario inizia sui Dardanelli, e termina a Istanbul.

Gelibolu (Dardanelli)
Il ritorno in Turchia provoca sempre emozione. Una vaga sensazione adrenalica comincia ad affiorare non appena, passati i Dardanelli, si sbarca con il proprio camper dal traghetto e si tocca il suolo Asiatico. Il breve braccio di mare è attraversabile in meno di mezz’ora imbarcandosi a Gelibolu, (dove al porticciolo ci sono già venditori che aspettano i turisti) e sbarcando a Lapseki. Prima di traghettare, se non avete ancora visto il Gelibolu Targhi Milli Parki (Parco Nazionale di Gallipoli, prima guerra mondiale. Vedi Turchia parte prima) potete concedervi una giornata di sosta.
La strada passa per Bandirma e costeggia per alcuni km il mare, ma se cercate di fermarvi per fare un bagno vi accorgerete che l’acqua non è così invitante come sembrerebbe da lontano. La stessa Bandirma è una città di cemento e quindi conviene passare e fermarsi, magari per la notte, sulle sponde del lago Kus Gölü, dove si trova il Kuscenneti Milli Parki (parco Nazionale paradiso degli uccelli) una riserva ornitologica, molto frequentata nei fini settimana dagli appassionati e dai turisti. Non potete pernottare all’interno del parco (è vietato il campeggio), ma potete fermarvi all’ingresso.
Si prosegue per Bursa. La città è grande (otre un milione di abitanti) e conviene parcheggiare all’esterno dell’ Otopark (all’interno i camper non entrano per via dell’altezza, ma il mezzo è comunque custodito) che si trova entrando in città nei pressi dell’Otogar e andare in centro con uno dei tanti Dolmus, una sorta di taxi-minibus collettivo a prezzi bassi.
Prima Capitale dell’impero Ottomano, Bursa è una città prospera e ha un bel centro.
Da vedere: Emir Sultan Camii, una delle Moschee preferite dagli abitanti. La Uli Camii, la grande Moschea con all’interno una selva di colonne di sostegno, è in stile selgiuchide.
La Yesil Camii, la Mosche verde con l’annessa Loggia del sultano, è il più grande monumento di Bursa. Il pittoresco quartiere di Bat Pazari, dove artigiani lavorano nelle loro botteghe e vendono i loro prodotti. Shopping ovviamente anche al Bedesten, il bazar coperto, molto grande. A Bursa troverete molti ristoranti. E’ nato qui il famoso Iskender Kebap, lo “spiedone” verticale di carne di agnello o montone che trovate in ogni angolo della Turchia e ultimamente anche in molti posti d’Europa .
Se arrivate al mattino, in una giornata riuscite a vedere le cose più interessanti della città, bazar incluso.
Dopo la città con la sua folla e i suoi negozi recatevi in un luogo sperduto davvero speciale. Passare Inegol, Bozüyük e Eskisehir. Arrivati a Çifteler deviare a destra.
Si percorrono ancora 50 km per arrivare Midas Sehri, il sito archeologico del mitico Re Mida. Il villaggio è minuscolo e veramente fuori dal tempo, prevalentemente composto da stalle e ovili. Consiglio di arrivare alla sera e fermarvi per la notte nel piccolo giardinetto del sito. Anche se la visita la farete ovviamente al mattino, il sito non ha cancelli, è aperto e vi assicuro che vedere le rovine e le tombe alla luce della luna è veramente suggestivo.
Al mattino appena scenderete dal camper arriverà il custode che vi farà da guida alla tomba di Re Mida, alle altre tombe e alle rovine scavate nel tufo, non solo della civiltà Frigia (di cui Mida fu il sovrano più famoso) ma anche resti Bizantini che ricordano molto la Cappadocia.
Terminata la visita che dura un paio d’ore, ripartite alla volta di Afyon.
La città non è particolarmente bella, ma merita la sosta per la panna Kaymak i suoi particolari dolci all’”oppio”. Intendiamoci è tutto regolare. Tutto nasce dal fatto che in questa zona si coltiva un terzo dell’oppio prodotto legalmente in tutto il mondo. L’oppio è prevalentemente destinato all’uso farmaceutico. I semi vengono sparsi sul pane e sui dolci e gli scarti della pianta vengono dati come mangime alle mucche. Ebbene, le mucche sembrano gradire questa alimentazione e producono un ottimo, particolare, latte cremoso che viene usato per fare la Kaymak, la una panna usata nei dolci che potete acquistare nelle numerose pasticcerie della città. Provatela, non ha controindicazioni!
Dopo l’acquisto di dolci e della Kaymak (venduta anche in piccoli contenitori) si lascia Afyon. Si passa Çay e Aksehir. Quindi si attraversa una catena alpina, la strada si fa un po’ stretta e tortuosa e il fondo non è dei migliori, almeno fino a Çetince.
Si arriva a Beysehir dove si trova la più bella Moschea medievale dell’Anatolia
(Vedi Turchia parte prima) e si può fare un po’ di relax sul lago.
Se non l’avete già vista, anche Konya merita una sosta (Vedi Turchia parte prima)
Passata Konya si entra in una zona stepposa e monotona. Preparatevi a fare una “tiratona” e scendere dall’altipiano dell’Anatolia. A Pozanti inizia l’autostrada che attraverso le Porte della Cilicia porta a Adana per finire a Gazi Antep. E’ a tre corsie e il primo tratto è un discesone infinito. Non è raro vedere che nelle corsie opposte, in salita, veicoli con il cofano aperto aspettano che la temperatura dell’acqua si raffreddi.
Se fino ad ora avete dormito bene è perché eravate sull’altopiano Anatolico, caldo di giorno, ma fresco alla sera. Adesso l’aria sarà decisamente più calda, soprattutto alla notte. Nei pressi di Birecik si passa il fiume Eufrate e qui affiorano ricordi scolastici.
Bene, siete entrati nel Kurdistan Turco! La prima meta è la città santa di Sanliurfa.
Vi conviene lasciare il camper in un otopark o nel parcheggio del centro commerciale (ben rifornito) lasciando una mancia all’attiguo distributore che ve lo terrà d’occhio e farvi portare al Gölbasi da un taxi o da un dolmus.
La grotta natale del Profeta Abramo (venerato da Cristiani, Ebrei e Musulmani) è al centro di Gölbasi complesso dalle bellissime architetture arabe, Moschee, giardini e prati, alberi, bar, fontanelle, grandi vasche e ruscelli che contengono carpe. Secondo una leggenda Musulmana qui le carpe sono “sacre” . Date loro da mangiare ma non toccatele! Una volta chi pescava le carpe in questo luogo veniva punito con la cecità! I tempi sono cambiati, ma non si sa mai. Questo posto è meta di pellegrinaggio da tutto il mondo arabo e in effetti si vedono persone di evidente nazionalità diverse, uomini barbuti, donne velate... Si sente parlare arabo, turco, curdo e altre lingue incomprensibili. Intere famiglie fanno un pic-nic in questo luogo fresco e riposante, che è davvero un’oasi in questa zona torrida della Turchia. Salendo a piedi alla Kale, il castello che sovrasta questo complesso si ha una bella veduta di questo posto straordinario.
Ovviamente con tutte queste persone di nazionalità diversa il commercio è attivissimo, quindi ci sono più bazar, ma il più caratteristico è il bazar coperto (Kapali Carsi).
Non mi risultano campeggi in questa zona. Ma potete chiedere il permesso di sosta (pagando una quota) nei parcheggi privati degli hotel fuori città.
La prossima tappa è il villaggio di Harran, situato a circa 30km a sud di Sanliurfa.
Siamo nei posti Biblici. Sulla strada per Harran si trova il sito del profeta Giacobbe. E a proposito di Harran, la Bibbia cita che il suo più famoso abitante era nientemeno che Abramo. Inoltre qui anticamente esisteva il culto di Sin, il dio della luna.
Ci troviamo in un altro di quei luoghi fuori dal tempo. La Siria dista appena 15 km.
Il villaggio di Harran sorprende per le sue abitazioni ad alveare, simili ai nostri trulli. Qualcuno si proporrà subito per farvi da guida ai resti dell’antico Kale a alle rovine della Moschea, seguito dai bambini che sperano in qualche regalino. D’altronde il villaggio è poverissimo e i negozi di souvenir inesistenti. Harran, con le sue strane costruzioni è davvero fuori dal tempo. Ci si rende davvero conto di essere viaggiatori privilegiati e se pensate che siete arrivati fin qui con il vostro camper, è normale provare un briciolo di orgoglio.
Rimaniamo nel Kurdistan. La prossima destinazione è un po’ la meta (anche se c’è ancora molto da vedere) del nostro viaggio: il Nemrut Dagi. Ripassiamo ancora da Sanliurfa dirigendoci verso Katha. Si riattraversa l’Eufrate stavolta nei pressi della grande diga Atatürk Baraji che ha formato un grande lago permettendo di fornire acqua ad uno sterminato territorio che prima era arido e che ora viene coltivato a frutta e a cotone.
Per contro è ancora in corso un contenzioso con la Siria in quanto a questa (ovviamente) arriva meno acqua. Infatti l’Eufrate prosegue poi in territorio Siriano.
Arrivati a Katha non avrete problemi a cercare un campeggio. Infatti saranno gli stessi gestori che vi avvisteranno e vi inviteranno a fermarvi nei loro hotel-camping come l’hotel Commagene o Zeus Camping. Lo standard dei campeggi è abbastanza scarso, ma avete i servizi e la corrente per il vostro frigorifero e (forse) per il vostro condizionatore!
Comunque questa è la base per salire al Nemrut. Saranno sempre i gestori a proporvi la salita con i loro minibus che andrebbe fatta per arrivare sul posto all’alba o al tramonto. La strada è a senso unico, volendo potrete salire anche in camper, ma il mio consiglio è questo: lasciate il camper a riposo in campeggio ed aggregatevi a uno di questi minibus organizzati che vi vengono proposti (autista e guida sono entrambi Curdi, gentilissimi e disponibili) scegliendo quello che parte di notte. Preparatevi ad una levataccia, di solito si parte verso le 2-3 di notte ma almeno viaggiate con il fresco. Con loro in meno di due ore arriverete alla fine della strada a circa 2100 m. Qui c’è una specie di rifugio con bar dove potrete bere un tè e troverete altre persone che sono arrivate fin qui con altri minibus o mezzo proprio.
Poi tutti insieme si parte a piedi per percorrere in circa 15’ il sentiero che arriva sulla cima del Nemrut Dagi a 2152 m. Qui sopra Re Antioco I, sovrano dello Stato di Commagene
si fece costruire un santuario funerario che è strepitoso. Una serie di statue colossali orientate a est che raffigurano lui (Re Antioco), il padre e gli Dei di quell’epoca. All’alba, il sole illumina di rosso queste statue. Lo spettacolo è strepitoso tanto più che siete sulla cima di una montagna e anche il panorama sotto di voi è bellissimo.
Secondo le credenze dell’epoca (oltre 2000 anni fa) quando il sole illumina le statue, il Re, suo padre e tutte le divinità raffigurate, ritornano in vita e alla sera quando il sole tramonta, sulle altre statue (orientate a ovest) il loro Ka ritorna nelle tenebre.
Vedrete per terra alcune delle teste, che a causa del tempo e dei terremoti sono cadute (è in corso un progetto per ricollocarle al loro posto) e che, con i loro due metri, sono davvero impressionanti. Molti turisti si fanno fotografare accanto a una testa rendendo bene l’idea delle dimensioni. Se siete in minibus, avrete la guida che vi illustrerà l’intero complesso e scendendo dalla montagna farete varie tappe per vedere altre rovine di questo piccolo regno (Commagene) che prosperò per soli 26 anni, il periodo in cui regnò Re Antioco I. Per le ore 10 vi lasceranno al campeggio. Sarete forse un po’ assonnati, ma avrete ancora negli occhi lo spettacolo dell’alba che “accende” le gigantesche statue.
Se venite in questi posti nei mesi estivi, le temperature saranno decisamente alte: E’ normale che, una volta terminata la visita al Nemrut Dagi e recuperato il sonno perso, vorrete sicuramente ritornare sull’altopiano dell’Anatolia. Anche perché Katha è deludente, così come Adiyaman che grazie all’espansione dovuta ai pozzi di petrolio (li vedrete) la città è una colata di cemento. Anche a Malatya resta ben poco dell’antica città Ottomana, anche se il suo bazar è particolarmente vivace. Preparatevi ad un’altra “tirata”
Si lascia il Kurdistan e si prosegue verso Gürün, attraversando una zona dove si produce una quantità incredibile di albicocche e d’estate vedrete per km, distese di albicocche per terra sopra a dei teli, per farle essicare al sole. Poi verranno insacchettate e distribuite in tutto il mondo.
La prossima meta è la bella città di Kayseri. Anche se l’avete già vista (vedi Turchia parte prima) è sempre un piacere fermarsi in questa ordinata e turistica città. Siamo in Cappadocia e se nel viaggio precedente (vedi Turchia parte prima) non avete potuto vedere “il museo all’aria aperta” di Göreme, la pittoresca “valle dei camini delle fate” a Zelve, i vasi e i tappeti di Avanos, il tramonto dal Kale di Ortahisar e le alte suggestive località della Cappadocia, fatelo adesso.
Lasciata la Cappadocia, si parte alla volta del villaggio di Bogazkale. Nei pressi di questo villaggio si trova il sito archeologico di Hattusas. Questa era la capitale dell’impero Ittita.
Il sito è enorme e archeologi tedeschi stanno ancora lavorando attivamente. La città era difesa da una cinta di mura lunga oltre 6 km. Il custode si proporrà per farvi da guida. Accettate (contrattando sempre il prezzo) in quanto oltre ad avere una guida, che qui è essenziale, vi eviterà una scarpinata accompagnandovi con la sua auto per l’esteso sito archeologico. Probabilmente alla fine vi porterà alla cooperativa del posto dove tessono i tappeti. Lì potete comperare a ottimi prezzi (ma come dappertutto in Turchia, contrattare sempre) dei kilim, i colorati tappeti dell’Anatolia a disegni di ispirazione Ittita.
Poi in camper recatevi, a pochi km al santuario Ittita di Yazilikaya dove i bellissimi bassorilievi scolpiti sulle rocce raffiguranti divinità in processione con la testa conica, indicano che questo era il Santuario più sacro agli Ittiti.
In questa zona potete dormire liberamente in camper dove volete ma se cercate un campeggio, trovate il Baskent Restoran-Camping.
Ci si sposta ad Ankara. Se nel viaggio precedente non avete potuto visitare il Museo delle civiltà Anatoliche, fatelo adesso. Vi servirà per completare le informazioni sulla storia del popolo degli Ittiti. Da Ankara, con l’autostrada, si arriva a Istanbul, ultima tappa del nostro viaggio. Anche se l’avete già vista, si ritorna sempre con piacere in questa affascinante città e di cose da vedere ce ne sono veramente tante Oltre ai consigli (vedi Turchia parte prima) dati in precedenza, visitate Aya Sofia, Santa Sofia la chiesa ella Divina sapienza, consacrata alla sapienza, l’interno è spettacolare. La suggestiva Basilica Cisterna di Yerebatan Sarayi, la più grande cisterna Bizantina di Istanbul.
il quartiere Europeo di Galatasaray. Un’altra bella escursione a Istanbul è questa: prendete il bus (o taxi) per Eminönü. Poi il battello per Üsküdar (Scutari) nella parte asiatica della città. In taxi salite sulla collinetta di Büyuk Çamlica. Qui a 261 mt di altezza si trova un bel parco e la veduta su Istanbul è favolosa. Potete pranzare del parco con una sorta di piadine, che (in una specie di gazebo) una decina di donne impastano, cuociono e vendono calde.
Anche questo itinerario in Turchia è al termine. Valeva davvero la pena percorrere tanta strada per vedere posti stupendi, alcuni dei quali ancora lontani (per adesso) dal grande afflusso turistico. In certi momenti vi sarà sembrato di sfogliare alcune pagine del grande libro della storia. Insomma sarà uno di quei viaggi in camper che vi rimarrà dentro per sempre.


 

pagine viste dal 26/03/03

 

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