Islanda 2007: Un viaggio sulla Luna

Aggiornato il: Lunedì, 19-set-11 15:24

Islanda 2007: Un viaggio sulla Luna

by Aldo e Sandra

•Islanda, viaggio sulla luna: almeno così è pubblicizzato su diversi siti, e anche dagli amici di Dimensione Avventura che l’hanno preparato e che ci hanno guidato per 19 giorni.
Beh, proprio la luna…è forse un po’ eccessivo, anche se molte aree sono paragonabili, ma la presenza corposa e massiccia delle cascate, quella cristallina dei laghi e del mare o quella lattiginosa delle pozze naturali e delle piscine termali fanno dell’acqua una protagonista viva assoluta che bilancia ampiamente le nere distese laviche, che però molte volte sono solo apparentemente aride e inospitali.
  L’avventura inizia in rilassatezza a Rothenburg ob der Tauber, tappa strategica per la cavalcata verso il Nord, dove si forma il gruppo: Lorenzo e Carla con Michèle e Lorent, Giorgio e Sonia con Paolo e Federico, Lucio e Rosanna, Gino e Pinuccia, Carmine e Angela, Aldo e Sandra più il già noto “infiltrato” Omar (gruppo ex Tunisia 2005) che, benché alla guida di un Elnagh, viene benignamente tollerato sia perché possessore di una griglia fantastica con annessa grande capacità di utilizzatore insieme a Giorgio, ma soprattutto per la grande simpatia che tutta la sua famiglia esprime (Sandra e la fantastica “superbambina” Martina – 4 anni di spontaneità e simpatia invidiabile – diventata subito la mascotte di tutti). 
Seconda tappa a Flensburg, al confine con la Danimarca, dove si può ancora sostare per la notte nella piazza davanti al porto. 
Terza tappa a Hanstolm (Hanstolm Camping, Hamborgvej 95, tel.0045.97965198) a pochi minuti dal porto, e imbarco il giorno successivo alle 19,30 sulla “Norrona”, nave panciuta, nuova, progettata appositamente per la rotta islandese. 
Navighiamo fino al mattino di due giorni dopo e sbarchiamo a Torshavn, capitale delle Isole FarOer, dove sostiamo 2 giorni: è l’antipasto dell’Islanda, già stupendo e appetitoso, ma nulla al confronto di quanto vedremo dopo. Godiamo di tramonti spettacolari, come questo (NB: i colori sono assolutamente reali, il bilanciamento del bianco corretto, le foto non sono state ritoccate).

E nel giro di pochi minuti i colori passano da così

a così

 

e ancora a così

 

E girovagando per l’isola….

leggiadra pulcinella di mare…

 

…bipedi di razza Hymer…

Il porto di Torshavn, Isole FarOer

Tipica usanza nordica di “finestra arredata”

Lasciamo le FarOer al tramonto, di nuovo sulla “Norrona” per un viaggio piuttosto tranquillo,

accompagnati dai gabbiani,

 

 

e il giorno dopo sbarchiamo in Islanda a Seyoisfjodour.

Dormiamo a Egilsstadir, in parcheggio, e al mattino partiamo subito per un “pezzo forte”: le cascate Dettifoss, con la massa d’acqua più consistente d’Europa

Un altro spettacolare tramonto chiude la giornata, regalandoci una notte di immersione totale nella natura

Nel pomeriggio raggiungiamo Husavik

per la…caccia alle balene! Dicono che ci sono (quasi) sempre…ed è vero! E la nostra, di 10/11 metri, era pure vicina..

Ci trasferiamo sul lago Myvatn, in un attrezzato campeggio a terrazze (c’è anche una adiacente piscina termale naturale), dove ci fermeremo due giorni. Il primo giorno, attraverso desolati, ma forti paesaggi

puntiamo sul sito vulcanico di Askja, incredibile caleidoscopio di colori in una immensa caldera che percorriamo con un trekking leggero di un paio d’ore

per raggiungere l’incredibile bianca, lattiginosa, calda e sulfurea pozza del laghetto Vitj dove, dopo una avventurosa discesa sul ripido pendio, il nostro amico Omar si cimenta in un ristoratore bagno termale, invidiato da tutti, e suscitando reminiscenze sull’antica favola della Volpe e l’uva… “voglio vedere quando esce…ci sono 10 gradi…”

Il giorno dopo ci vede annaspare nel fango appiccicoso del campo geotermico nei pressi del lago, tra vapori di puzze varie e colori sgargianti, nonostante il tempo grigio e piovoso.

Partiamo per le mitiche cascate Godafoss, nelle quali si dice siano stati buttati tutti gli idoli pagani quando il signore dell’epoca decise di abbracciare la religione cristiana

Lasciamo le cascate per Akureyri (possibile pernottare nella piazza di fronte all’ufficio informazioni turistiche), che ospita uno splendido giardino botanico, quasi “impossibile” considerando il clima, ma che, curato con alchimie maniacali, raccoglie più di mille tra fiori, piante, essenze che normalmente dimorano in ben altri siti.

 

Gli Islandesi credono molto agli Elfi (spiritelli buoni) e ai Troll (spiritelli meno buoni, dediti a scherzi e un po’ fattucchieri); così non è strano vedere accanto alle case varie forme di omaggio agli Elfi, o addirittura repliche mignon delle stesse case di abitazione messe nel giardino proprio per diventare dimora degli Elfi protettori

 

Nei pressi di Akureyri visitiamo a Glaumbaer una tipica fattoria islandese del ‘700, sorta su un insediamento dell’anno mille, con i muri in “mattoni” di torba intrecciata a resistenti fili d’erba; le costruzioni, in cui sono concentrate tutte le attività (abitazione, stalla, laboratorio artigianale, magazzini) sono molto basse, con i tetti rivestiti di erba e le finestre piccolissime per disperdere meno calore possibile…hanno certamente fascino, ma allora la 626 non era ancora nemmeno ipotizzabile…

 

In compenso (si fa per dire), usciti dalla porta….

 

Ma, ovviamente, l’Islanda non è rimasta ferma al ‘700; moderne e deliziose fattorie sono disseminate lungo tutta la costa, per lo più in posti strepitosi, in completa armonia con il territorio e la natura, così non è raro imbattersi, anche sulla strada, in animali selvatici o tenuti allo stato brado.

 

Qualche volta incappiamo in tratti di sterrato (in tutto sono stati 5 o 6 per un totale di ca. 200 km.) dove l’incrocio con altri veicoli ha sollevato qualche apprensione, ma le mete raggiunte ripagavano sempre della fatica…

 

Ci fermiamo ad Arnarstapi, dominato da un gigantesco Troll, eletto a protettore del paese

che ci regala splendidi scorci e spettacolari voli di gabbiani (propiziati da una incursione di Giorgio)

 

Una spiaggia rosa…

 

giochi di luci…

Le cascate Barnafoss, che scaturiscono dalla terra

E il primordiale sito di Pingvellir, dove la placca americana si incontra, o meglio si discosta, da quella europea.

Una tappa d’obbligo a Geysir, il papà di tutti i geyser del mondo (è da questa località che hanno preso il nome tutti i fenomeni di questo tipo).
Spettacolare il momento di “carica” del sifone, con la formazione di una enorme bolla smeraldo di acqua a ca. 100 gradi e successiva “esplosione” di acqua e vapore in una colonna di 30 metri.

Le spettacolari Gulfoss sono sulla strada che ci conduce a Selfoss, dove pernottiamo nell’ ottimo campeggio.

Partiamo per una località impronunciabile ma magica, Landmannalaugar: forse è questa la luna…

 

Reykjavik è un po’ una delusione. Carino il centro storico attorno al porto, anonima la città circostante, discutibile l’architettura eclatante della cattedrale; in compenso molto verde e un centro polisportivo attrezzatissimo, vicino al quale sorge l’unico campeggio, affollatissimo e senza possibilità di scarico.
Altra nota deludente la tanto celebrata “Laguna Blu”, piscina artificiale alimentata dalle acque calde della vicina centrale geotermica, dove torme di giapponesi, americani e altro popolo vario vengono spennati tra un bagno e l’altro grazie alla vendita di prodotti cosmetici “miracolosi”, snack improbabili e inutili gadget (a proposito di prezzi: una pizza nella capitale è costata ca. 25 Euro!!!, ma per gli Islandesi, dagli stipendi di base già consistenti ed esenti dal costo del riscaldamento e dell’energia elettrica, forniti gratuitamente grazie allo sfruttamento intelligente della geotermia, non è poi così scandaloso).

Tornati a dimensioni più…umane su una sosta alla spiaggia con colonne basaltiche

ed un’altra, non molto distante, ma più in “montagna”

prima di arrivare a Skaftafell, campeggio sotto il più grande ghiacciaio d’Europa: il Vatnajokull, protagonista non molti anni fa della disastrosa alluvione per una eruzione effusiva subglaciale che spazzò via ponti e alcuni kilometri dell’unica strada di collegamento, dividendo l’isola in due. Non essendoci piste alternative per aggirare il vulcano, i collegamenti stradali tra est e ovest dell’isola si allungarono di ca. 1.200 km….

Un fronte del ghiacciaio finisce in mare, nella surreale Baia degli iceberg, teatro di alcuni set cinematografici dei vari “007” per i quali vennero attuati ingegnosi interventi sulla dinamica delle maree; l’acqua della baia non gela mai perché l’acqua marina, che ha un punto di ghiacciamento più basso, con i movimenti di marea la rimescola continuamente. Le esigenze cinematografiche volevano invece uno specchio di ghiaccio. Gli oceanografi islandesi allora bloccarono lo sbocco sul mare, piuttosto piccolo, l’acqua salata intrappolata nella baia si depositò in basso, essendo più pesante, e l’acqua dolce in superficie ghiacciò. Fu poi sufficiente rimuovere il blocco per permettere nuovamente la ripresa del regolare ciclo delle maree.

Un giro per la baia con i mezzi anfibi ci permette di godere di incontri ravvicinati curiosi e di grande effetto…

Una unica successiva tappa ci riporta a Egilsstadir per l’ultima notte islandese. Il mattino dopo siamo pronti, con molto malincuore, a raggiungere nuovamente Seyoisfjodour per l’imbarco.

Ciao Islanda!

Sandra & Aldo

 

 

 

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